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Il capolavoro poetico di Giacomo Leopardi è, per consenso di tutti i critici, e nella communis opinio, L'infinito, composto nel 1819, quando il poeta aveva 21 anni. Si tratta, indubbiamente, di una composizione da collocare tra i più alti vertici della poesia universale.
L'ammirazione senza riserve per L'infinito non ha impedito ai commentatori qualche preciso rilievo topografico. L'“ermo colle” non è una invenzione poetica: si tratta di un'altura situata nei pressi del palazzo Leopardi, a Recanati. Né sono invenzioni la “siepe”, e le “piante”, menzionate nella stesura dei quindici celeberrimi versi. (Secondo recenti notizie, il colle e gli annessi sarebbero pericolanti. Giova sperare in un sollecito “salvataggio”).
Ma il più elementare avvicinamento psicoanalitico c'insegna che il riferimento a una qualche realtà, da parte di un'opera poetica o artistica, non ne impedisce l'interpretazione. Una vicenda di Leonardo fanciullo sussiste in una realtà storica, ma Freud l'ha interpretata come ogni analista sa.
Non si può, tuttavia, considerare analiticamente L'infinito senza