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L'ultimo capitolo de L'Io e l'Es contiene una nota lunga e piuttosto sibillina, che ha già fatto versare ai commentatori parecchio inchiostro (J. Cournut 1983; F. Roustang 1980). In essa si tenta di spiegare la resistenza alla cura attraverso il senso di colpa inconscio: “La lotta contro l'ostacolo costituito dal senso di colpa inconscio non è resa facile all'analista. Nulla si può fare contro di esso in modo diretto; e quanto al modo indiretto si possono soltanto scoprire lentamente gli inconsci fondamenti rimossi di questo sentimento, così da trasformarlo progressivamente in senso di colpa cosciente. Si ha una particolare probabilità di influenzamento quando si tratta di un senso di colpa inconscio ‘preso a prestito’, e cioè del prodotto di un'identificazione con un'altra persona, la quale sia stata oggetto in passato di un investimento erotico. Una tale assunzione su di sé del senso di colpa è spesso l'unico residuo, difficilmente riconoscibile come tale, della relazione amorosa a cui il soggetto ha rinunciato. L'analogia fra questo processo e ciò che accade nella melanconia è inequivocabile. Quando è possibile scoprire questo