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Tra i concetti chiave di Freud, che ricorrono sin dagli inizi lungo tutta la sua opera, alcuni col tempo sembra abbiano perso significalo. Lo prova, a mio parere, il fatto stesso che la traduzione di certi termini dall'originale tedesco non è univoca ma anzi variabile: in funzione, si direbbe, dello sforzo cui si trova esposto il traduttore nel tentativo di reinterpretare il pensiero dell'autore. Metterei tra questi concetti quello di presentazione inconscia di cosa (die unbewusste Ding(Sach)vorstellung).
Senza una più chiara comprensione di questa espressione resta, a mio parere, difficile poter afferrare con piena evidenza tanti noti passi della riflessione di Freud. Si veda ad esempio il famoso saggio teorico La negazione (1925), scorrevole e trasparente ad un primo contatto, sembra poi invece precludere una comprensione nei termini topici ed economici cari a Freud ed invitare ad un approccio simbolico e descrittivo aperto agli umori e alle fantasie del lettore. Alcuni passi, su cui si tornerà più avanti, esemplificano tale difficoltà: “(…) Tutte le presentazioni derivano da percezioni, sono ripetizioni di esse. In origine dunque l'esistenza della presentazione è essa