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In un libro di autori vari, ad unire i vari contributi è di solito la circostanza esteriore di avere un tema in comune; tuttavia accade talvolta che la coerenza di un maestro, cui ciascun estensore degli scritti si ispira, faccia da amalgama e consenta di rintracciare nel lavoro di tutti il filo conduttore di un pensare insieme. In questo volume il filo conduttore è lo stesso che percorre tutta l'opera di I. Matte Blanco: l'insolubile contraddizione, esistente nell'essere umano, tra logica “infinitaria” e logica “finitaria”.
Partendo da una citazione di Attenzione e interpretazione di Bion , che auspica per la psicoanalisi un aiuto analogo a quello dato alla fisica dalle matematiche moderne, M. Turno, curatore del volume, stabilisce subito, nella sua introduzione, i punti essenziali del problema: mancano a tutt'oggi, come sostiene Bion, i numeri adeguati, ovvero i simboli, per formulare appropriatamente l'inconscio, oppure, come sostiene Matte Blanco, possediamo già alcuni concetti matematici atti a riformulare le leggi dell'inconscio ed eventualmente ad esplorarne altre? Bisognerà inventare nuovi numeri o quelli che abbiamo mostrano già a sufficienza le qualità dell'inconscio? Al di là di questa marginale divergenza, tra i due autori esiste comunque una sostanziale convergenza sulla maniera di concepire la conoscenza psicoanalitica, che da entrambi viene affrontata in termini di precisione e adeguatezza dei linguaggi adoperati per rendere pensabile l'inconscio, piuttosto che inquadrata in questioni di metodo, di verificabilità o di misura. Linguaggi che dovrebbero aiutarci a conoscerlo sia per l'accuratezza scientifica con cui lo descrivono che per il modo in cui lo esprimono.
Pietro Bria, in “Matematica dell'Inconscio e Inconscio della Matematica”, compie una suggestiva rilettura dei famosi paradossi dell'infinito, a partire da quelli antichi e famosi di Zenone. Achille