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L'ascolto del controtransfert, la ricerca dei paragrafi utili negli ultimi importanti articoli, tenere in ordine l'agenda, dare il giusto guinzaglio all'attenzione flottante, spianare il copriletto per il prossimo paziente: tutte seriosissime attività che possono privare il nostro lavoro dei suoi avari sorrisi. Ma è vero che l'analista DOC non ride mai? Poco, eh? Piano però, in realtà è solo una diffusa negazione. Nella nostra quotidiana fatica, c'è molto da ridere e di gusto. Ne dà conto in dettaglio questo libricino, che è accattivante fin dalla copertina, di J.J. Sempé, maestro di vignette francese, venuto a suggerire indicazioni utili ai giovani designers appassionati di pseudomirò, similklee, quasikandinsky e attenti al significante quanto lontani dal significato. Ne circolano molti. Sempé illustra, anche all'interno del testo, con chiarezza che non richiede esegesi, alcuni temi fondamentali della nostra giornata: danaro, lettino, senso di colpa e aggressività. Ma il testo è molto di più, è un manuale per sapere cos'è la psicoanalisi, cos'è un analista, com'è fatto, in quali sottospecie si suddivide, dove lo si trova. Così incontriamo la psicoanalisi definita da Laplanche avec Pontalis, poi anche da Lacan, e qui già si comincia a ridere, per giungere alla definizione del nostro Salvatore: “Una cosa che si ha quando un tale, disteso su un divano, racconta tutto e qualsiasi cosa a un individuo che se ne sta abbottonatissimo (…)”. Seguono molti utili dettagli e viene ricordato il misterioso rapporto tra analisi e ferrovie, che Freud studiò da pioniere (pensate se il piccolo Hans, avesse saputo quanti cavalli-vapore sviluppa una locomotiva!), mentre noi ora sospettiamo che vi sia un nesso tra training analitico e ferrovie.
Si imparano novità sull'età ideale, la religione e il sesso dell'analista. Poi un punto centrale. Quanto dura? Risposta: “Avete impiegato almeno venticinque anni per portare lo scompiglio nel vostro Io, nel vostro Es e nel vostro Super-io, e ora p