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Trent'anni dopo la morte di M. Klein s'imponeva della sua opera trentennale — iniziata quando quella di Freud era ancora in pieno sviluppo creativo — una presentazione e discussione nella prospettiva più longitudinale ed evolutiva, quella degli sviluppi che i suoi allievi e continuatori hanno prodotto a tutt'oggi, partendo dai suoi concetti e dalle sue formulazioni. Sembra significativo che a curare e sostenere una tale impresa si sia prestata E. Bott Spillius, che, prima di diventare eminente analista nel gruppo kleiniano inglese, era stata antropologa e, giusto trent'anni fa, aveva pubblicato un importante libro di antropologia sociale sulla famiglia. In effetti, gli otto temi ritenuti essenziali, intorno ai quali sono stati raggruppati i contributi — non pochi dei quali sono diventati dei classici — sono illustrati e sviluppati dagli autori tutti inglesi della “famiglia” kleiniana. I temi scelti per i due volumi sono, nell'ordine: l'analisi degli psicotici — identificazione proiettiva — sul pensiero — organizzazioni patologiche — sviluppi nella tecnica — casi clinici di adulti — l'analisi dei bambini — l'applicazione di idee kleiniane in altri campi. Alla teoria appartengono i primi quattro temi.
Viene subito da osservare che Melanie Klein oggi comincia con l'analisi degli psicotici e con l'identificazione proiettiva, mentre l'analisi dei bambini, con cui cominciò e si affermò l'opera di M. Klein, è messa in coda, accanto alla psicoanalisi applicata ad altri campi. Nell'introduzione a questa penultima parte, scritta dalla Bott Spillius come tutte le altre, viene detto che dagli anni '50 l'analisi dei bambini è in declino per quanto riguarda bambini in analisi cinque volte la settimana e articoli che ne discutano, eccetto quelli di Meltzer. L'opera di E. Bick sull'osservazione dell'infante e della madre e la sua teoria della “seconda pelle” e dell'“identificazione adesiva” — di cui aveva già detto nell'introduzione a “sul pensiero” nel Vol. 1, dopo aver discusso te