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Sin dal 1982, in cui con M. T. Palmieri curò la raccolta dei Dialoghi sulla morte, F. Campione, medico e psicologo bolognese, ha scritto numerose pubblicazioni in cui ha raccolto le proprie esperienze e riflessioni sull'assistenza ai malati morenti. “Psicologia e psicoterapia del lutto” è il sottotitolo di questo ultimo lavoro. Non è facile scrivere su tali argomenti: di fronte alla morte che, inesorabile, segna il limite della nostra fisicità, la Retorica, per dirla con Blumenberg, è sempre pronta a far capolino per compensare con la parola la nostra debolezza biologica. E la retorica compare numerose volte in questo libro, che tuttavia presenta alcuni meriti indubitabili. Esso per intanto si inserisce in quella tendenza di pensiero della medicina contemporanea che sempre più frequentemente cerca di considerare la morte non solo come oggettivo evento biologico, ma, anche e soprattutto, come fatto soggettivo ed umano, a lungo trascurato dalla medicina tradizionale e persino dalla psicoanalisi. Nel dramma della morte in cui sono implicati il morente, i suoi parenti, il medico e spesso il prete, l'Autore individua per lo psicologo uno spazio specifico allo scopo di fornire aiuto a ciascuno dei personaggi del dramma. Mi sorge spontanea la domanda: e allo psicologo chi fornirà aiuto?
Come riempire, si chiede Campione, il deserto, cioè quella profonda desolazione che ci coglie quando siamo obbligati, pur nella diversa distribuzione delle parti, a vivere la tragedia della morte? Quali possibili speranze si aprono a ciascuno? Risolto un po' sbrigativamente il problema del morente che, secondo Campione, potrebbe vivere il suo deserto e la sua solitudine cercando di dare alla propria morte un senso che riguardi i cari che gli sopravvivono (magari aiutato dallo psicologo in questo tentativo di morire per gli altri), la maggior parte del volume si occupa della psicologia del lutto, della sua normalità o meno e delle prospettive terapeutiche