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II 15 novembre, al termine di un'inesorabile malattia sopportata con fermezza straordinaria ma non sorprendente per chi la conobbe, è deceduta Mirella Mattogno in Donini, dal 1971 membro della nostra Società e per molti anni insostituibile segretario scientifico del Centro romano.
Benché la discrezione fosse la sua divisa, ai funerali di Palestrina un'intera cittadinanza era presente a esprimere il cordoglio per la perdita di colei che da sempre, immancabilmente accompagnata dal marito e dai figli, aveva dedicato gran parte dei suoi fine settimana alle cure dei più bisognosi del suo paese natale. E in verità, non diversamente dal maestro che l'aveva avviata alla psicoanalisi, Nicola Perrotti (e quel cimitero e quella folla in lutto ne imponevano con vividezza il ricordo) Mirella aveva costantemente inteso la sua professione innanzitutto come testimonianza operante a soccorso del debole e del sofferente; come impegno a mostrare che se la vita può esserci avversa e risultarci penosa, la fede in essa può esserci tuttavia restituita da coloro che ne hanno conservato la forza e l'amore.
Tenacia e generosità erano infatti congiunte in un nodo indissolubile nella sua persona; al punto da renderci increduli alle tristi notizie del suo stato di salute. La naturale premura e la risposta al suo richiamo si erano resi evidenti già dall'indomani della laurea quando, decisa a rivolgere le sue cure ai più inermi, aveva prima frequentato le Child Guidances americane per unirsi poi come specialista alle attività dell'Istituto di Neuropsichiatria Infantile, allora ai suoi passi iniziali. Prendendosi cura dei bambini, le fu inevitabile incontrare la psicoanalisi e da quel momento le vicende della crescita della mente e gli ostacoli che le si frappongono divennero il principale interesse concomitante quello della pratica psicoanalitica.
Quanto alla tenacia e alla determinazione che la contraddistinsero,