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La funzione contenitivo-trasformativa della relazione psicoanalitica mi pare emergere ed articolarsi in maniera significativa in un lungo spezzone d'analisi. Si tratta dell'analisi di un bambino e di alcuni aspetti della nostra vicenda nel corso dei primi due anni di lavoro analitico. Lavoro che è stato largamente caratterizzato da fenomeni che il linguaggio e il pensiero comune connota con il termine di curiosità. In questa accezione intendo usare il concetto di curiosità nel setting, lasciando nell'ombra di proposito quanto ha prodotto il dibattito del pensiero psicoanalitico intorno alle origini, alla natura e al suo inquadramento metapsicologico. Ciò che è parso interessante nell'analisi di Michele è stato il constatare come il fenomeno della curiosità, se considerato nel suo versante di interesse per l'altro, possa essere utilizzato per intessere legami, favorire le relazioni, anche quando l'indagarle può assumere le forme dell'intrusività. Considero quindi il fenomeno della curiosità sostanzialmente da un vertice relazionale, per il quale è necessario riconoscere il proprio io separato (Winnicott , ). La curiosità — del paziente e dell'analista nel controtransfert — può essere un'operazione