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L'introduzione del termine narcisismo nel lessico freudiano appare sin dall'inizio segnata dal discorso teorico in atto e articolata su un duplice versante: quello pulsionale, in pieno rigoglio, e quello strutturale che proprio allora cominciava a germogliare. Sul versante pulsionale il concetto di narcisismo viene a qualificare una fase dello sviluppo libidico, intermedia fra l'autoerotismo e la scelta oggettuale, in cui l'individuo assume se stesso, e cioè il proprio corpo, quale oggetto d'amore; fase narcisistica che si prolungherebbe anche nel successivo stadio oggettuale attraverso l'iniziale scelta di un oggetto dotato di organi genitali simili ai propri, attraverso cioè una scelta omosessuale (Freud 1910c). Ma è proprio in questo senso che il termine narcisismo era stato già utilizzato (Freud 1905 e 1910a) con connotazioni in prevalenza strutturali; vale a dire con riferimento a una modificazione stabile, permanente della personalità in rapporto a una scelta d'amore di natura omosessuale. Si tratta del ben noto processo che consente al soggetto di rinunciare all'amore verso la madre identificandosi con essa, mettendosi per così dire al suo posto, con la conseguente scelta dei nuovi oggetti d'amore sulla via