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In La morale sessuale “civile” e il nervosismo moderno (1908) Freud dice: “Ritengo che l'indubbia inferiorità intellettuale di tante donne sia da imputarsi all'inibizione di pensare, necessaria alla repressione sessuale”. Io proporrei di pensare che anche l'eccesso di sessualizzazione della vita delle donne ha coinciso con la repressione e, di conseguenza, l'inibizione a pensare: intendo quell'impasto di repressione e idealizzazione per cui da un lato le uniche attività permesse o richieste alle donne erano quelle connesse con la sessualità, dall'altro l'attività più colpita dalla repressione era proprio quella relativa a una gestione libera della propria sessualità. Del resto, la frase già citata di Freud è posta a conclusione di un discorso nel quale viene mostrato questo impasto: “L'educazione nega alle donne qualsiasi diritto all'indagine intellettuale dei problemi sessuali, per i quali nondimeno esse nutrono la più viva curiosità, e le intimorisce condannando tale curiosità come non femminile e indice di disposizione