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Se le lettere di Freud a Fliess furono il diario quotidiano della sua autoanalisi, il luogo a cui affidare le sue prime fondamentali scoperte, quelle a Silberstein si offrono come uno specchio del suo mondo interno in una fase particolarmente delicata di trapasso dall'adolescenza alla prima maturità. La lunga galleria di nomi e di amici che vi compare, la mole di opere che vi vengono citate permettono una più adeguata ricostruzione del retroterra culturale di origine del fondatore della psicoanalisi, degli influssi filosofici e letterari che fecero da sfondo al successivo approdo scientifico alla scuola di E.W. von Brùcke, dell'humus culturale e della sensibilità da cui avrebbero in seguito attinto i suoi interessi propriamente psicologici.
Il Freud che incontriamo in queste pagine è un adolescente che legge con passione le opere di Lessing, Goethe e Shakespeare ed ha eletto tra i suoi eroi culturali due grandi interpreti del movimento ebraico di emancipazione, Ludwig Borne e Heinrich Heine, attraverso i quali è condotto all'opera dell'“eretico” sefardita di Amsterdam; è un giovane che segue con passione i corsi di Brentano, dalle cui lezioni si vede costretto a mettere temporaneamente in discussione il suo ateismo, e legge avidamente Tyndall, Huxley, Lyell, Darwin e Thomson; che conosce l'opera di Mill, di cui sarà traduttore, e dichiara apertamente la sua scelta culturale “proinglese”. È un Freud che annovera tra i suoi maestri Kant ed è conquistato dall'opera di Feuerbach; che è di casa con la Bibbia ed i Salmi, che cita liberamente, in modo scanzonato e alla maniera dei personaggi di Shalom ‘Aleichem, il grande interprete della rinascenza ebraica contemporanea.
In queste lettere Freud si esercita a scrivere in spagnolo, firmandosi