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Madame Bovary è stato il primo romanzo che ho letto in francese. Ero in quarta ginnasio e fu su consiglio della brava e spregiudicata professoressa che ci insegnava la lingua. Ricordo una lettura vorace, che mi lasciò una sensazione amara. Sentivo nell'opera una carnalità inquietante, ma più ancora di questo mi colpì la desolazione che emanava da personaggi che mi parevano senza umanità. L'ho riletto ora, trent'anni dopo, e le emozioni dominanti di tristezza, più sfumate e più profonde, sono stranamente abbastanza simili a quelle di allora.
Flaubert andò incontro ad un processo per immoralità a causa di Madame Bovary. Nella requisitoria d'accusa, un piccolo capolavoro di fine e profonda critica letteraria, l'avvocato imperiale Ernest Pinard (7 febbraio 1857) rivelò quanto fosse rimasto preso, suo malgrado, da quella prosa densa ed evocativa che, a suo parere, traeva da un fascino lascivo la più penetrante capacità di corrompere. Oggi tutto ciò ci fa sorridere, eppure quest'opera, in cui gli amplessi sono tutti lasciati all'immaginazione, è capace di catturare il lettore e trascinarlo in un'area mortifera. Cosa possono avere in comune un romanzo straordinariamente bello e genialmente innovatore e un'opera pornografica? Forse l'assenza di un altro sulla scena e il gelo della conseguente assenza di sentimenti.
Crescere corvi (dal proverbio spagnolo “Cresci corvi e ti strapperanno gli occhi”) inaugura, assieme a Lo scrittore Sigmund Freud di Patrick Mahony, la collana dell'editore Marietti “Freud e dintorni”, curata dallo stesso Speziale-Bagliacca. Nella nuova collana usciranno, tra l'altro, nei prossimi anni, oltre ad altri saggi di psicoanalisi applicata, i due tomi di Melanie Klein oggi, curati da E. Bott Spillius, La mente indipendente nella psicoanalisi britannica di Eric Rayner, Identificazione proiettiva e tecnica terapeutica di T.H. Ogden e Le controversie Freud-Klein, 1941-1945, a cura di P. King