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Fondamentalmente il libro di Haynal è uno studio storico che si muove fra tre vertici ben precisi: la storia delle idee, la storia del movimento e la storia, vale a dire la biografia, di alcuni uomini che del movimento e delle idee furono protagonisti. Punto di intersezione di questi percorsi è Budapest e la vita culturale vivacissima e cosmopolita che vi si svolse fino agli anni venti, quando il regime Horthy iniziò quell'opera di spegnimento che il nazismo, poco più di un decennio più tardi, doveva rendere definitivo. Se si pensa che fra il 1920 e il 1937 emigrarono dall'Ungheria personalità come Alexander, Hermann, Lorand, Rado, Rapaport, Róheim, Spitz, i Balint, ci si può immaginare la vivacità della psicoanalisi ungherese nel secondo decennio del secolo. Anche Melanie Klein abitò a Budapest fra il 1911 e il 1919 e a Budapest abitavano e frequentavano i medesimi circoli culturali artisti e studiosi come Bartok, Kodály, Lukacs, Mannheim, tanto per citare i più noti. Il fatto che in questa società così aperta agli scambi quasi tutti scrivessero indifferentemente in ungherese o in tedesco rende abbastanza ardua la critica testuale, mentre il grande numero di traduzioni diverse fa sì che lo stabilire una bibliografia sia un compito particolarmente complesso. Credo che Haynal faccia un gesto di devozione e un omaggio