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Le riflessioni che seguono mirano a delineare alcuni aspetti della mia esperienza psicoanalitica con casi di omosessualità maschile e femminile. Va subito precisato che questioni di riservatezza rendono impossibile entrare nei dettagli dei resoconti clinici, fatto che limita la trattazione e conferisce inevitabilmente al discorso un carattere generale. Devo preliminarmente fornire qualche dato orientativo su questa casistica e giustificare il titolo del lavoro. Esporrò successivamente una serie di considerazioni di ordine diverso sull'omosessualità, tenendomi aderente all'esperienza clinica.
Nell'arco di quindici anni ho avuto in analisi cinque persone che presentavano comportamenti omosessuali e un caso in psicoterapia. Di questi sei pazienti, la persona che fece una lunga psicoterapia era un noto omosessuale, che si proclamava “diverso” sino
* Questo scritto è la rielaborazione di un contributo ai seminari del Centro Milanese di Psicoanalisi sul tema “Psicoanalisi delle perversioni” .
dall'infanzia e si rivolgeva a me per una grave depressione e sintomi agorafobici che lo limitavano fortemente. I cinque pazienti in analisi sono così sommariamente caratterizzabili: tre giovani donne, oltre a dichiarati comportamenti omosessuali, presentavano specifici sintomi nevrotici, crisi di panico immotivato e depressive. L'orientamento omosessuale coesisteva insomma con una sintomatologia nevrotica sufficientemente specifica. Un quarto caso è rappresentato da un giovane ventiduenne, rivoltosi all'analisi per dolorosi sentimenti di insufficienza personale, che iniziò due mesi dopo una furibonda attività omosessuale, durata per anni. Si può infine considerare implicata con l'omosessualità la sintomatologia allucinatoria di un giovane neolaureato, ora avviato professionista, il cui sintomo più vistoso consisteva nell'allucinazione (più correttamente indicabile come allucinosi) di avere in certi momenti un pene tra le labbra. Egli non aveva tuttavia desideri coscienti di tipo omose