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Nel mese di giugno del corrente anno è prematuramente mancato il collega Carlo Ferraris. Egli fu uno dei primi analisti ad esercitare la psicoanalisi a Torino, in tempi in cui gli ambienti culturali ed accademici della città apparivano piuttosto ostili nei confronti del pensiero di Freud. Il suo modo di intendere il lavoro psicoanalitico gli creò anche qualche incomprensione con i colleghi. Malgrado ciò, come era nel suo carattere, egli seppe dare un generoso contributo allo sviluppo della psicoanalisi in Piemonte. Alessandrino di origine e con una solida esperienza psichiatrica maturata in campo istituzionale, si avvicinò alla psicoanalisi alla ricerca di un modello capace di offrire nuove possibilità di aiuto e di comprensione alla sofferenza mentale. E, in anni in cui si discuteva se la psicoanalisi costituisse un momento di conoscenza o un mezzo di cura, egli non ebbe mai dubbi che la strada da seguire fosse la seconda. L'interesse per il paziente psicotico fu una costante della sua attività clinica e scientifica, un segno distintivo e caratterizzante la sua presenza nel gruppo torinese.
Negli anni '80 si era un po' appartato dalla vita societaria. La sua attenzione e la sua grande curiosità intellettuale si erano rivolte verso territori relativamente distanti dalla stanza di analisi: il trattamento comunitario degli psicotici e la ricerca epistemologica. La cura dei gravi malati mentali in verità era un interesse che non si era mai spento in lui, anche se aveva da tempo abbandonato la pratica psichiatrica per quella psicoanalitica. Così, dopo aver dedicato un lungo periodo professionale alla psicoterapia degli schizofrenici e borderline, decideva con entusiasmo giovanile di accettare la guida scientifica di un ambizioso progetto istituzionale: la trasformazione di una struttura per il recupero dei tossicodipendenti in una Comunità Terapeutica destinata al trattamento dei giovani psicotici. A questa impresa, che rappresentò per lui una traiettoria culturale ed um