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Vorrei fare alcune considerazioni riguardanti il passaggio dalla depressione alla mania in pazienti che presentavano un Sé scarsamente coeso. Erano persone la cui stabilità e benessere dipendeva dalla possibilità di mantenere un legame fusionale con un oggetto della realtà. Qualsiasi distanziamento da parte dell'oggetto che garantiva la coesione del Sé portava alla frammentazione ed alla depressione più o meno profonda.
Illustrerò, descrivendo tre brevi esempi clinici, la fantasia che precedeva e che si accompagnava all'insorgere della reazione maniacale.
Sono fedele, nel porre il problema, al modello della scuola kleiniana che pone la dettagliata fantasia inconscia al centro delle sue osservazioni psicoanalitiche. Il concetto di M. Klein dell'identificazione proiettiva, anche se da me usato in un modo più restrittivo, mi è sempre stato di grande aiuto. Prendo le distanze tuttavia dal modello della scuola inglese che considera la depressione sempre come una conseguenza di un attacco primario contro l'oggetto e la