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A guardia del nuovo concetto introdotto in questo libro da Armando Ferrari è l'affermazione di Emilio Garroni che “la nostra identità è la dualità stessa, colta come identità, di sapere e sentire, di figura e sfondo, di verosimile e inverosimile, di identico e di diverso, nonché di mente e corpo” (p. 10). Migliore introduzione non poteva essere offerta al concetto di oggetto originario concreto (OOC). Ma che cosa è questo concetto? Il tema è quello del rapporto tra corpo e mente nel presupposto che “la ricerca psicoanalitica sulle modalità del funzionamento mentale debba essere collocata in un contesto biologico ed etologico, in modo che lo stesso funzionamento mentale venga osservato nelle sue funzioni relazionali, ovvero di interazione della persona con l'ambiente” (p. 18). Il concetto di OOC va inteso dunque come un insieme di funzioni somatiche (sensomotorie, metaboliche) che si articolano con le funzioni mentali nel tentativo di superare la posizione dualistica proponendo un funzionamento unitario dell'essere, dove ogni funzione è complementare all'altra. Ne consegue che l'evento fisico e il contenuto della mente umana sono inseparabili e […] il dualismo mente-corpo potrebbe essere considerato un residuo mistico”. La mente umana viene così vista da Ferrari come il risultato della “chiusura di un anello di causalità in cui il livello simbolico e il livello neurofisiologico siano, in qualche modo, legati insieme” (p. 24). Ma come? “In realtà — precisa — è proprio la coscienza il problema insolubile del rapporto mente-corpo. E […] non abbiamo a tutt'oggi la minima idea di come si possano spiegare gli aspetti fisici di un fenomeno mentale” (p. 25).
Per superare questa impasse, Ferrari propone il concetto di oggetto originario concreto in cui “il corpo è l'oggetto, per eccellenza, della mente ed è la sua realtà prima” (p. 30). Perché oggetto? Risponde Ferrari: “Oggetto perché la nostra attenzione si concentra