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Contorto è stato il destino del concetto di neutralità, come e più di altri della psicoanalisi. A partire dal nome che, dice Hoffer (1985), fu inventato da Strachey per la Standard Edition dopo che Joan Riviere aveva tradotto con indifference il tedesco Indifferenz di Freud. Così il termine neutralità non compare nei testi dei Freud, Sigmund e Anna.
Forse è stato anche questo difetto di nascita che, fin dall'inizio, ha dato connotazioni ambigue, o più propriamente multiple, alla qualità di neutralità dell'atteggiamento dell'analista: Laplanche e Pontalis (1967) ne riconoscono in Freud tre campi applicativi, rispetto ai valori religiosi, morali e sociali, rispetto alle manifestazioni del transfert e rispetto ai molteplici significati che le comunicazioni dell'analizzato possono avere; nel corso del tempo, per Franklin (1990), neutralità ha raggiunto cinque diverse connotazioni, su cui ritornerò. Rimando a Laplanche e Pontalis e a Hoffer il lettore che voglia seguire le varie radici e le varie sottolineature del concetto di neutralità nell'opera di Freud. Mi limito invece a richiamare come gli Autori