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Presentare un lavoro di Gori è impresa tanto impegnativa quanto arricchente giacché ci conduce ad una rivisitazione minuziosa e dettagliata dell'opera di Freud di cui egli è profondo conoscitore. Pertanto dobbiamo essergli grati della opportunità che ci offre, ogni qualvolta leggiamo un suo scritto, di riavvicinarci a Freud in maniera non rituale né superficiale e di scoprire quanto, magari, nelle precedenti letture ci era sfuggito. Anche nel caso di “Parola e interpretazione in psicoanalisi” abbiamo l'impressione di essere portati a contatto con il pensiero di Freud e di scorgervi degli aspetti che forse non avevamo considerato. Il volume si propone essenzialmente due obiettivi, il primo è quello di descrivere e presentare la teoria linguistica freudiana ovvero la teoria dello sviluppo e della formazione del linguaggio secondo Freud che Gori ritiene essere una teoria linguistica completa e tale da essere messa a confronto con altre teorie linguistiche e che invece, stranamente, gli psicoanalisti avrebbero trascurato o non riconosciuto. Veniamo condotti a questa scoperta percorrendo l'opera freudiana a partire dallo scritto sull'Afasia. In questa sede mi limiterò ad indicare quelli che Gori ritiene i punti nodali e le tappe fondamentali della formazione del linguaggio. In primo luogo egli ci mostra che la teoria freudiana della formazione del linguaggio nasce dallo studio clinico delle afasie e che Freud formula la sua teoria a partire dal rovesciamento della regressione funzionale che si osserva essere responsabile di queste. In secondo luogo viene formulata l'ipotesi che lo sviluppo della parola e quindi del linguaggio raggiunga il fine economico di sottoporre le pulsioni al governo del pensiero in quanto l'associazione verbale facilita la scarica di energia psichica e consente lo svincolamento dal biologico e dalle leggi del processo primario a favore di un investimento di energia secondo le modalità del processo secondario. All'interno di queste premesse teorich