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Questo libro di Meltzer, che appare in concomitanza con i suoi settant'anni, venticinque anni dopo Il processo psicoanalitico, è insieme una revisione e un ampliamento di esso e di altri suoi più significativi scritti, in particolare di Il rapporto tra masturbazione anale e identificazione proiettiva , di cui. si propone di sviluppare l'aspetto proiettivo-intrusivo (nell'identificazione proiettiva), dato che quello identificatorio (grandiosità, stati depressivi e confusionali, ecc.) è stato già molto trattato ed elaborato.
Nell'esplorare il processo psicoanalitico in termini di claustro — specialmente al cap. 6 sui “problemi tecnici” e al cap. 10 su “sintomatologia rispetto a caratterologia” — Meltzer sembra trovarsi, di esperienza clinica in esperienza clinica sua e di colleghi più trasparente in complessità e problematicità, abbastanza vicino al diminuito ottimismo del Rosenfeld di Impasse and interpretation . Ma la compartimentalizzazione dell'interno del corpo della madre, il “claustro” — di cui inizia specificamente a parlare, distinto da “contenitore”, in La distinzione concettuale tra identificazione proiettiva (Klein) e contenitore-contenuto (Bion) , cui non fa qui alcun riferimento, e che trova nel Trittico delle delizie di H. Bosch la sua figurazione pittorica — è un importante passo, o forse scoperta, i cui collegamenti con i tre assunti di base di Bion, ma forse anche con i tre “tropismi” (creazione, parassitismo, assassinio) su cui Bion prende nota nel ‘59, pubblicati ora in Cogitations (, p. 34), vanno io penso considerati ed esplorati. Vediamo dunque come il discorso dell'autore si sviluppa di capitolo in capitolo.
Dopo “Visione di M. Klein dell'identificazione proiettiva”, al cap. 2 Meltzer passa in rassegna lo sviluppo delle sue idee in proposito a partire dall'articolo sulla masturbazione anale, la cui importanza nel generare eccitamento e onnipotenza va ulteriormente sottolineata: