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Ciò che viene considerato e discusso in questo aureo volume è il limite più arcaico dell'esperienza umana, “…frontiere della coscienza oltre le quali le parole falliscono benché permangano significati” .
L'Autore esplora l'idea che l'esperienza umana sia il prodotto dell'interazione dialettica di tre modalità, ognuna per suo conto generatrice di esperienza: la modalità depressiva, quella schizoparanoide e quella contiguo-autistica. Ciascuna modalità crea, preserva e nega l'altra. Allo stesso modo in cui il concetto di coscienza non ha senso se si astrae dal concetto di inconscio, così nessuna modalità generatrice di esperienza esiste isolatamente e in modo indipendente dalle altre. Ciascuna rappresenta in qualche modo il negativo dell'altra. Questi concetti vengono ampiamente illustrati con casi clinici. Tra questi merita di essere ricordato, a titolo di esempio, uno di quelli usati per illustrare la modalità contiguo-autistica di fare esperienza. Si tratta di una paziente di 29 anni, la signora L., la quale, angosciata e auto-punitiva com'era dopo un certo tempo trascorso con la madre, durante l'ora continuava a gridare incontrollabilmente. Visse tuttavia il nascere di una superficie sensoriale tra sé e l'analista nel momento in cui, in un pomeriggio tardi, cominciò a far freddo nello studio. L'analista racconta: “Dissi: ‘Fa freddo qui’, e mi alzai per andare ad accendere il calorifero. Lei disse: ‘È vero’, e da quel momento parve calmarsi. Disse poi che, per ragioni che non riusciva a capire, si era sentita molto ‘commossa’ per il fatto che avessi detto che faceva freddo e avessi acceso il calorifero: ‘Eppure era una cosa così normale da dire e da fare’. Credo che il mio atto di accendere il riscaldamento fosse il riconoscimento di una esperienza condivisa di gelo crescente nell'atmosfera emotiva, e che esso contribuì a creare una superficie sensoriale fra di noi. Mi ero trovato ad agire i miei sentimenti e le mie sensazioni