You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Negli anni cinquanta Vito Patrono era uno dei pochi clinici veramente attenti ai problemi di metodo in medicina e acuto osservatore della patologia somatica; ricordo che l'evoluzione di un caso aveva posto in corsia interrogativi che andavano al di là dei parametri organicistici abitualmente considerati nella molto miope visione della nostra pratica medica: nei commenti al letto del malato Patrono ricordava che in epoca preantibiotica gli era capitato sovente di osservare situazioni cliniche praticamente identiche che evolvevano in modo completamente opposto; ad esempio due giovani donne della stessa età, molto simili quanto a condizioni organiche e con la stessa forma di t.b.c. polmonare che andavano incontro una a guarigione e l'altra a morte; qualche fattore a noi sconosciuto, diceva, doveva pur essere entrato in gioco; il clinico attento aveva intuito a suo modo l'esistenza di qualche elemento in più di ciò che la medicina tradizionale arrivava a considerare; che piaccia o no questo era il massimo di disponibilità che ci si potesse aspettare per i fattori non strettamente organici dell'ammalarsi e del guarire: la chiusura della medicina verso la vita affettiva del malato era, e per la verità è ancora oggi — salvo, come si dice, rare e nobili eccezioni — qualcosa di allucinante e con questo so di non dire nulla di nuovo.
Nella stessa epoca frequentavo, in parallelo con la corsia della clinica medica, un ambizioso reparto di psichiatria dove ebbi modo di osservare una giovane maestra abruzzese con una depressione e con una vistosa raucedine; nei confronti di tale disfonia le discettazioni sul carattere funzionale del disturbo andavano dagli aspetti archetipico-simbologici a quelli fenomenologici ed esistenziali e spaziavano nei più eterei orizzonti: non uno dei dotti rappresentanti della patologia mentale che avesse notato, soprattutto al pomeriggio, il colorito acceso del volto, lo sguardo lucido, la sudorazione; non uno che avesse pensato a far rilevare la temper