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È stato inserito recentemente, a ragione, nella lista dei libri fondamentali per una biblioteca psicoanalitica, comparsa sul bollettino FEP. Tra i molti recenti contributi psicodinamici che inseguono, più o meno consapevolmente, le mode correnti, magari imitando le forme e i toni della psichiatria. “scientifica” dominante, in questo libro si respira invece l'aria della migliore tradizione europea della “psicoanalisi senza divano”. Diversi psicoanalisti italiani che hanno lavorato o lavorano nelle istituzioni potranno riconoscersi nell'uso non ingenuo, non ideologico, o rozzamente applicativo, del riferimento alla psicoanalisi nel contesto del lavoro istituzionale. Qui l'essere psicoanalisti si incarna innanzitutto nell'atteggiamento comune verso la sofferenza mentale e nello stile di lavoro gruppale che impronta le varie esperienze e i vari dispositivi istituzionali, largamente descritti. Cioè nelle cose che più importano. Molto belli anche i capitoli iniziale e finale di R. Diatkine. Il primo contiene una breve storia delle esperienze più significative di fecondazione psicoanalisi-psichiatria, il secondo (“Un point de vue psychanalytique sur le traitement des schizophrènes,”) e uno sguardo sulle evoluzioni concettuali più recenti. Proprio dagli apporti più recenti viene del resto un rinforzo a un atteggiamento critico e problematico. Ad esempio, per quanto riguarda gli equivoci causalistici della vecchia nozione di psicogenesi, “lo studio delle interazioni tra il bébé e i suoi genitori evidenzia un mondo di possibilità evolutive nel quale l'aleatorio gioca un ruolo grandissimo”; in questo contesto, il significato patogeno delle esperienze si sviluppa ampiamente après coup e “tutta una serie di particolarità evolutive, di disturbi e sofferenze momentanee, di passi falsi nello stabilire le difese contro l'angoscia di separazione… possono oppure no trovar eco nelle peripezie successive fino all'adolescenza”, secondo percorsi che restano ampiamente imprevedibili e, in