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Piero Leonardi ci ha lasciati il 9 di marzo di quest'anno 1993. Siamo rimasti privi di lui, la sua cara compagna di una vita, Giuliana, i suoi figli Giorgio, Roberto, Gianfranco e Monica, i suoi pazienti, i suoi studenti, gli amici e i colleghi.
Piero era nato a Bolzano il 24 di agosto del 1930. Entusiasta, curioso, versatile iniziò gli studi di ingegneria, che presto interruppe per dedicarsi alla medicina, alla psichiatria e alla psicoanalisi. Divenne medico, psichiatra, docente universitario, psicoanalista. Rimanendo insieme sempre uomo appassionato della vita, che mai esaurì nella monodimensionalità della professione, ma volle sempre ricca di affetti familiari, di relazioni amicali, di impegno politico, di amore per il mondo e soprattutto per le sue bellissime Dolomiti, che lo videro bambino, e di tanta, tanta musica.
Musicista, ben più che dilettante, dotato e formato da lunghi anni di Conservatorio, aveva rinunciato alla tastiera — almeno nel pubblico — nell'impossibilità di coltivarne l'esercizio come avrebbe voluto ed era diventato un sensibile e profondo intenditore e ascoltatore di ogni musica, vera.
Da psichiatra, psicoanalista e docente universitario partecipa ad una stagione felice, ma breve, della psichiatria milanese. È insieme con De Martis, Vanni, Lanzara, Charmet, Mancia, Marinato, Bernetti e tanti altri che non posso singolarmente ricordare nella Clinica Psichiatrica in un momento nel quale sembra affermarsi una linea di ricerca che porti avanti le nuove esigenze di una psichiatria aperta alle prospettive della psicoanalisi e della socio-psichiatria. Non durerà molto e Piero lascerà l'Istituzione, non senza rammarico. Al lavoro istituzionale rimarrà legato e lo continuerà in parte a Parabiago, in gruppi di supervisione del lavoro istituzionale, in cui era molto apprezzato.
All'istituzione continua a guardare, al complesso intreccio che nell'istituzione si nasconde, minacciandone il funzionamento, ma anche