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Hanly, analista di training canadese e professore di filosofia all'università di Toronto, ci offre con questo libro il piacere di un sapere a lungo meditato e distillato; piacere che fa superare ogni riserva circa le posizioni teoriche sostenute. Un argomentare tranquillo accompagna il lettore in un labirinto di problemi solitamente percorso da arruffate passioni: cos'è la verità e cos'è la verità in psicoanalisi; il confronto tra le epistemologie “corrispondentiste” e “coerentiste”; le tesi ermeneutiche e i loro limiti; il possibile (secondo Hanly) recupero delle ragioni di una rimeditata posizione “corrispondentista”; cosa sono la psicoanalisi “applicata” e la questione del suo metodo; l'innatismo e la metafisica, l'innatismo in psicoanalisi e così via. Il discorso si sviluppa poi attraverso una serie di capitoli che sono esempi di come il pensiero psicoanalitico possa incontrare i temi dell'etica, della letteratura, dell'estetica, della filosofia. Proprio i pregi di semplicità e chiarezza quasi divulgative possono forse far storcere il naso di qualche lettore europeo ipersensibile a quelli che possono apparire appiattimenti o semplificazioni. Non sempre chi scrive questa scheda è d'accordo con l'autore; anzi, molto spesso no. Ma la pacatezza e la misura di ciò che Hanly ci offre, evitando ogni tono suggestivo-manipolatorio, sembrano in definitiva un aspetto di una qualità psicoanalitica che ha a che fare con uno dei fili forti di quest'opera: il rapporto psicoanalisi-etica-verità -responsabilità personale. Il tema della verità in psicoanalisi è esplicitamente attraversato, in Hanly, del resto, da tematiche di tipo etico e si trasforma a poco a poco in un discorso sull'etica della verità e del rispetto. E il “realismo”, certo non ingenuo, di Hanly (interessante da seguire proprio in quanto un po' <démodé> rispetto alle posizioni largamente dominanti tra coloro che, tra noi, si occupano di queste cose, per lo meno nell'area europea) si conclude col richiamo alla co