You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Anche l'autore di questo 59° volume degli <Psychological Issues> si
presenta con la doppia competenza, clinica ed epistemologica, essendo psicoterapeuta e avendo insegnato storia e filosofia della scienza all'Università Ebraica di Gerusalemme. Il lettore tuttavia non si allarmi. L'esperienza analitica per fortuna si sente; anzi, è proprio l'evocazione di quel faticoso processo di “creazione” di senso nel concreto scambio clinico, di decostruzione-ricostruzione-costruzione di storie e di edificazione di migliori narrative personali, che suggerisce a Strenger le pagine più belle. E ciò evita anche a molti di noi quel misto di irritazione e noia che spesso proviamo per le prediche epistemologiche che piovono su di noi dall'alto del sapere di personaggi magari illustri ma che spesso hanno evidentemente un'idea assai astratta o accademica di cosa sia il nostro lavoro; e che ci sembra, in definitiva, che parlino d'altro. Strenger peraltro non è così ingenuo da ritenere che qualunque discorso di chi non sia strettamente un addetto ai lavori automaticamente non ci riguardi.
E prende invece di petto il dibattito recente; a cominciare, nei primi capitoli, dalle critiche di Grunbaum (cui riconosce una parziale legittimità) e dalle posizioni ermeneutiche. Le descrizioni che dà di cosa succede nella stanza della terapia (la “terapia” è una dimensione irrinunciabile, per Strenger, pena la deriva dalla psicoanalisi su versanti puramente auto-riproduttivi e tendenzialmente suicidari) sono ampiamente tributarie delle posizioni ermeneutiche. Ma Strenger cerca di non perdere di vista l'altro polo, quello della “scienza”, della valutazione e della verifica; ne sostiene con vari argomenti l'ineludibilità e si impegna in una difficile composizione che rispecchi e rispetti i diversi versanti e i diversi momenti dell'attività analitica: da quello della creatività ermeneutica e dell'efficacia narrativa a quello invece della ricostruzione di significati <già dati>, da quello dell'immersione