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Roy Schafer, parecchi anni fa, scrisse un articolo sull'International Journal of Psychoanalysis, poi incluso nel suo libro “Un nuovo linguaggio per la Psicoanalisi”, in cui prendeva in considerazione, schematicamente, quattro “visioni” psicoanalitiche della realtà, che descriveva rispettivamente come “comica”, “romantica”, “tragica” ed “ironica” (Schafer 1970, 1976).
Se molto semplicemente ci si chiedesse in quale di queste “visioni” potrebbero prevalentemente rientrare, soprattutto per lo stile, un largo numero degli articoli della Rivista di Psicoanalisi, diciamo dell'ultimo decennio, io credo che approssimativamente il primato toccherebbe alla visione romantica. Varrà la pena quindi di tratteggiarne molto brevemente le principali caratteristiche secondo Schafer.
Più recentemente Strenger parla di visione romantica in psicoanalisi (distinguibile da quella classica) come qualcosa che cominciò a svilupparsi con le idee di Ferenczi, fu poi ripresa da Balint, si sviluppò con Winnicott e particolarmente con Kohut, il cui lavoro si presterebbe particolarmente a descrivere le caratteristiche principali