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Temevo di presentare un lavoro fuori tema, focalizzato com'è attorno all'identificazione proiettiva, piuttosto che farmi carico di considerare le varie e articolate forme di identificazione presenti sia nello sviluppo infantile, sia, soprattutto, in seduta; mi sono però tranquillizzato ricordando che la Klein (1955), nel suo bellissimo articolo “Sulla identificazione”, parla sostanzialmente della identificazione proiettiva, come del resto fa anche Grinberg (1976), nel suo volumetto sulla identificazione, assegnando un posto di grande rilievo proprio ad essa e alla controidentificazione proiettiva.
D'altronde, la centralità del concetto di identificazione proiettiva, mi è sembrata giustificare questa mia scelta.
Da concetto kleiniano (Klein 1946), come sottolinea Ogden (1979), è divenuto uno di quei concetti che appartengono a tutta la psicoanalisi; ha subito, inoltre, diversi cambiamenti (Di Chiara, Flegenheimer 1985):