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Freud ci ha insegnato che la psicoanalisi, pur rivendicando la sua peculiarità epistemologica, non può sottrarsi dall’ interrogare le altre scienze, nè dal confronto con le varie aree del sapere umano. Per tutta la sua vita egli ha costantemente ricercato rapporti, contatti, intersezioni intellettuali con scienziati, letterati, epistemologi e uomini dotti del suo tempo, accettando sfide e conflitti, momentanei scacchi, e collezionando parimenti repentine o sofferte vittorie della sua creatività sulla logica scientifica dell'epoca. Malgrado la psicoanalisi fosse una scienza neonata e quindi costretta a ricercare confini, delimitazioni e definizioni, tuttavia l'élan vital immaginifico del suo inventore ha travalicato questa esigenza e ha fatto sì che il suo interrogarsi abbia sempre sovrastato il ventaglio delle risposte possibili.
Dopo di lui, invece uno iato: in apparenza, e salvo alcune sparute eccezioni, lo “splendido isolamento” della psicoanalisi (spiegherò più avanti perché trovo più giusto parlare di apparenza). Certamente Popper e l'analisi puramente logica della validità scientifica hanno giocato il loro ruolo nell'allontanamento della psicoanalisi dal quadro del dibattito epistemologico degli ultimi decenni, ma paradossalmente è proprio con le stesse difficoltà e con gli stessi quesiti che dalla sua genesi affliggono la psicoanalisi, che la scienza ufficiale, nel suo progredire sia teorico che strumentale, è venuta a scontrarsi. In altre parole oggi si assiste ad una convergenza di problematiche in