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Questa nota vuole esprimere alcuni interrogativi conseguenti alle modificazioni della condizione del medico per effetto dello sviluppo della medicina, in particolare nel campo dei trapianti. C'è infatti un problema che deve essere osservato con grande attenzione: quello del cambiamento di ottica del medico che è implicita in tutta questa faccenda del “corpo trasferibile” — o di parti del corpo trasferibili da un individuo ad un altro.
Il problema può essere sintetizzato, nella forma più semplice, in questi termini: il medico di oggi si trova in una situazione scientifica, sociale, tecnica che può porgli l'interrogativo se — e di fatto gli mette in alcune occasioni sotto il naso il fatto che — egli sceglie di curare ed assistere un individuo, o se può scegliere tra individuo e specie, oppure tra individuo ed individuo.
In altri termini: lo sguardo del medico — poniamo un rianimatore — che visita il corpo di un suo paziente e che sa che di là ce n'è un altro che aspetta un cuore, che ha bisogno di un fegato, che attende un rene, che spera di riacquistare la vista è uguale allo sguardo del medico che — di là — non ha nessuno che attende? Inutile rispondere con appelli e richiami alla deontologia professionale o all'etica