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Mi ha fatto piacere che sia toccato a me di recensire, su richiesta di Parthenope Bion, questo non recentissimo Molecole e Menti di Steven Rose. Probabilmente il dibattito “mente/cervello” già da diversi anni ha seguito percorsi assai più sofisticati, di cui si cercherebbe inutilmente traccia in questo testo. Dunque, non legga questo libro chi si aspetta lumi sulle teorie di Edelman o sulle ultime posizioni di Dennett o di Atlan; se ne astenga chi vuole provare brividi epistemologici, chi è invaghito di darwinismi neuronali o sedotto dagli abissi della complessità. Ciò che qui si incontra, infatti, è una corrente di pensieri più semplice e forse anche un tantino demodé, in cui l'impegno scientifico continuamente si confronta con passioni civili, politiche ed etiche.
Il nome di S. Rose, biologo del King's College di Cambridge, laureato in psichiatria presso il Maudsley Institute di Londra e poi professore di biologia alla Open University di Londra, studioso conosciuto dei meccanismi biochimici della memoria e dell'apprendimento, cominciò a circolare già alla fine degli anni '60 tra coloro che si occupavano di ricerca scientifica e, contemporaneamente, erano partecipi della temperie di quegli anni. Personalmente, allora giovane apprendista neurofisiologo, ricordo un infuocato “gruppo di studio” dal megalomanico nome “Scienza ed Ideologia” in cui furono spese alcune sere a discutere un dattiloscritto di S. Rose, appunto, che qualcuno, non so per quali contatti, aveva portato a Pisa da Londra. Già in quegli anni erano centrali, nel discorso di Rose, i temi della critica delle radici e del significato ideologico del riduzionismo e del determinismo in biologia, particolarmente nei loro tentativi di applicazione a fenomeni “complessi” come il comportamento e la mente umani. Questi temi furono poi ampliati ed articolati su vari versanti in una serie di libri, alcuni tradotti in italiano, comparsi negli anni '70 e '80: Il cervello e la coscienza , Ideologia delle scienze natu