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Leggere tutto di fila un libro di Bion — e questo è il più unicamente bioniano di essi — è come proporsi di cambiar vita, di iniziare una vita nuova. Anche se è così importante farlo e si desidera tanto farlo e si compiono tentativi e assaggi, solo un preciso impegno, se non proprio una inesorabile scadenza, può portarci nel vivo dell'impresa. Io stesso acquistai The Dream quando uscì nel 1975, ne effettuai curiosi assaggi e sondaggi, ripresi e ripetuti alla lettura dei rari commenti, apparsi comunque come visione d'insieme dell'intera Memoria dopo la pubblicazione degli altri due volumi. Mi trovai a leggere quasi per intero il terzo volume, ma chissà quando sarei tornato su II sogno non fosse stato per questa edizione italiana, completa di note e indice analitico, edizione riveduta e corretta dell'originale, a cura di Anna Baruzzi, traduzione di Parthenope Bion Talamo e Gianni Nebbiosi, prefazione di Francesco Corrao. Ci sono voluti quasi vent'anni non tanto per il suo allestimento, quanto per la sua — se così possiamo dire — digestione, che forse non è ancora assimilazione: più o meno quanto ha dovuto aspettare la versione italiana dell'Ulisse (per non dire de La veglia di Finnegan) di Joyce.
Essa vede la luce poco dopo (solo un anno) la pubblicazione di Cogitations, appunti e riflessioni che Bion tenne nel suo studio specie negli anni ‘59 — ‘60, durante la gestazione di Apprendere dall'esperienza. Nelle prime pagine troviamo l'annotazione che la simbolizzazione del sogno e il lavoro del sogno rendono possibile la memoria (p. 47) e che se si può sognare, vuoi dire che si possono digerire i fatti e imparare dall'esperienza (p. 52). Nel ricorrente tema “Lavoro del sogno-alpha”. Bion argomenta che il lavoro del sogno, a seconda più prema il principio di realtà o di piacere, può o trasformare gli stimoli ricevuti dall'esterno e dall'interno in elementi di memoria e di integrazione oppure usare l'ideogramma, o immagine visiva dell'evento sensoriale, per controllo ed esp