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“Roma 1953 — Aix-en-Provence 1983 … Trent'anni sono passati … e la voce di Lacan si è spenta … Quanto a me vorrei che il mio contributo … fortemente ispirato dall'autore della relazione di Roma … s'iscrivesse qui come una composizione per Jacques Lacan.”
L'Autore spiega così la motivazione a scrivere questo libro, su un tema le cui prime riflessioni risalgono al colloquio di Bonneval sull'Inconscio del 1960. Afferma quindi che il testo non rende giustizia a tutti coloro che lo hanno aiutato a pensare il tema ed elenca di seguito alcuni tra i nomi più prestigiosi della psicoanalisi, e non solo della psicoanalisi, dell'ultimo mezzo secolo. Il libro, in realtà, riprende ed amplifica un certo numero di lavori precedenti dell'Autore, molti dei quali esposti soltanto in forma orale, che vanno dal 1967 al febbraio 1979.
Il tema è articolato con la stessa fondazione del metodo psicoanalitico: la riflessione di Green inizia infatti a partire dalla notizia, riportata dalle Minutes de la Societé de Vienne, di una conferenza sulla parola e il pensiero tenuta il 3 Marzo 1909 dal Dr. Alfred Bass a cui era presente lo stesso Freud che avrebbe trovato il tutto di “un'enorme forza suggestiva”.
Le osservazioni di Freud in quell'occasione, pongono per l'Autore le basi di una “discussione che non cesserà di andare avanti”. I suoi termini essenziali sono i seguenti: la parola del paziente, e il problema teorico del linguaggio che essa solleva, si offre come una via finale comune, la cui omogeneità di struttura è soggetta a variazioni di origine interna ed esterna a testimonianza di un conflitto. Il problema in altri termini sarebbe quello dell'eterogeneità dei processi psichici interni (le rappresentazioni di parola e di cosa sono già implicitamente opposte). Questo fatto solleva necessariamente la questione