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L'autore è un analista di Zurigo, che si occupa di bambini e di adolescenti ed è già noto ai lettori di lingua tedesca per alcuni suoi articoli comparsi su “Psyche”, concernenti il transfert e l'identificazione. Questo volume mi sembra indicato a dare una visione d'insieme degli indirizzi della psicoanalisi nel mondo di lingua tedesca. Il pensiero freudiano può restare vivo e vitale a patto che non venga considerato una costruzione statica e completa in se stessa. Esso deve rimanere aperto a nuove prospettive, le quali, però, non siano intransigenti ed estremiste. Questo mi sembra accada nel “Pensare psicoanalitico” di Muller-Pozzi. L'autore espone in modo conciso, chiaro, efficace, vivo il suo modo di pensare e di procedere psicoanalitico. Egli è uno psicoanalista classico, ma non per questo dogmatico: mette in collegamento le scoperte fondamentali dell'inconscio e delle pulsioni con i concetti delle relazioni d'oggetto e del sé, la teoria delle pulsioni con la teoria degli affetti. Sa bene integrare le varie correnti psicoanalitiche: partendo da una conoscenza sicura e profonda di Freud, attinge a piene mani al pensiero di Winnicott, che viene citato ripetutamente, sorvola sul pensiero kleiniano, cui vengono riconosciuti alcuni meriti, ma che viene riferito solo attraverso la Segal, fa suoi certi concetti di Kohut, fa riferimento a Sandler (tralascio altri autori, pure importanti, perché l'elencazione sarebbe lunga) e approda ad un proprio pensiero coerente ed, a volte, innovatore. Ne risulta un'opera semplice (ma, sia ben chiaro, non semplicistica!), ben integrata, vivace in quanto aperta ad ulteriori sviluppi, il filo conduttore del percorso analitico di M.P. è il conflitto interiorizzato e la sua elaborazione psichica. Solo attraverso l'analisi seria e partecipe del conflitto può venire fatta giustizia all'essere umano, che sempre è immerso nelle sue contraddizioni e nella incoerenza delle sue sofferenze.
Nella prima delle quattro parti in cui è suddiviso il lib