You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La questione delle trasformazioni, dinamiche ed economiche, che comporta il diventare (e restare) psicoanalisti, in genere poco trattata, è al centro del secondo numero (‘Devenir psychanalyste?’) di questa annata della Revue française. I contributi affrontano l'interrogativo a vario livello: dall'analisi del diventare psicoanalista come uno dei destini possibili della nevrosi di
transfert (Jacqueline Cosnier), al ruolo della teoria nella formazione (André Green), all'analisi delle conseguenze tecniche della teoria lacaniana Jorge L. Ahumada), fino al significato delle supervisioni collettive praticate nella Société de Paris (Paul Israel) o all'effetto di certe modalità di selezione (Anne Potamianou). Intorno a questo interrogativo sembrano disporsi i temi degli altri numeri della rivista, quasi a indicare ciò con cui deve confrontarsi oggi, nella pratica e nella teoria, l'essere psicoanalista: irrappresentabile e irrappresentato, limiti e soglie, regressione, fino alla pulsione di impossessamento (la Bemächtigungstrieb freudiana) che, con la perversione, è il tema del numero speciale che quest'anno raccoglie relazioni e interventi del LII Congresso degli Psicoanalisti di Lingua Francese dei Paesi Romanzi, svoltosi a Roma nel maggio 1992. fl termine “irreprésentable”, cui è dedicato il primo numero e che ricorre sempre più frequentemente — emergendo un pò in tutti i numeri dell'anno di questa rivista, nonché in altre riviste francesi, spesso si presenta in relazione ai problemi posti da patologie complesse e da massicce regressioni analitiche. “È legato all'arcaismo verbale e implica zone di non-rappresentazione, è legato alla pulsione e alla sua economia nel quadro degli effetti traumatici dell'eccesso quantitativo e delle rappresentazioni presimboliche scaricate nel corpo, rimanda al lavoro del negativo, da cui tuttavia si differenzia”. Centrale il lavoro di Jean Guillaumin, “Jugement de non-représentabilité et renoncement a la maitrise de la pensée”, che individ