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Questo è il primo libro di Serge Viderman ad essere tradotto e pubblicato in Italia, ed anche l'ultimo che egli abbia scritto: infatti è morto nel 1992, anno dell'edizione francese. È un'opera minore rispetto alle precedenti — La construction de l'espace analytique ( e ), Le Celeste et le sublunaire , Le disséminaire — ma ricca di spunti interessanti, scritta in maniera vivace e brillante, spesso provocatoria, con qualche punta di polemica amarezza nei confronti dell'istituzione psicoanalitica (Viderman informa il lettore di avere subito un processo di espulsione da parte della Società francese ed internazionale). Una ventina di capitoli, di disuguale ampiezza, costituiscono una sorta di libere variazioni sul tema: le riflessioni sul denaro prendono spunto, oltre che dalla teoria e dalla clinica psicoanalitiche, dalla filosofia, dalla linguistica, dall'economia, dalla storia, dalla religione ebraica, dalla letteratura, dal cinema. È in questo ambito di riferimenti che Viderman preferisce collocare la psicoanalisi, la cui specificità viene individuata nella “creazione di senso”, attraverso il lavoro a due della coppia analitica. Una rilettura critica dei testi freudiani sottrae il problema dell'analità a un modello strettamente pulsionale, per considerarlo in un ambito relazionale e culturale: il bambino attribuisce alle proprie feci solo l'importanza che esse hanno per la madre e l'ambiente familiare, ed è così che queste acquistano un prezzo, un valore di scambio o una potenzialità conflittuale. Per l'adulto “non è l'oro, la sua sostanza, ad essere paragonato alle feci, ma il suo eccezionale valore di mercato”. Il denaro è visto come un complesso e straordinario joker universale, che permette di soddisfare il desiderio, allontanare l'angoscia di morte, ma anche — compensando il danno e l'offesa e creando uno spazio neutro tra vittima e aggressore — di superare la legge del taglione e la perpetuazione della violenza. Viceversa, la patologia individuale e sociale de