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Un altro libro sul denaro, anche questo nato nella cultura psicoanalitica francese ma legato a un modello teorico-clinico più classicamente freudiano. Llana Schimmel — che ha pubblicato diversi articoli sulla Revue Française de Psycbanalise e con Diatkine e Le Goues, una monografia sulla situazione della psicoanalisi in Europa (La Psychanalyse et l'Europe de 1993) — raccogliendo una sfida lanciata da Viderman (“affrontare il problema del denaro, di ciò che è divenuto, o che sempre stato, sotto altre forme, in tutte le società, ha qualcosa di vertiginoso. Come se, davanti a una piramide capovolta, dalla base si cercasse di scorgere il punto sul quale poggia” (Il danaro — In psicoanalisi e al di là, pag. 46) si propone di individuare il vertice su cui posa la piramide. Attraverso una accurata ricostruzione del pensiero freudiano — se non ci si limita agli scritti specificamente dedicati all'argomento, sostiene, Freud stesso ci fornisce gli strumenti per pensare al denaro in maniera più ricca e più ampia — cerca di liberare la teoria psicoanalitica sul denaro da troppo rigidi nessi escrementizi, mettendone in luce il valore strutturante nel mondo intrapsichico ed inter-personale.
Il denaro non è necessariamente il vitello d'oro che gli Ebrei incapaci di tollerare la separazione da Mosé e di interiorizzarne la funzione, si misero ad adorare come un feticcio; rimanendo nell'ambito delle metafore bibliche, il suo vuoto semantico lo accomuna piuttosto alla manna che assumeva per ciascuno il sapore del cibo preferito; può essere sì l'equivalente simbolico delle feci, ma anche del seno, del pene, del bambino. Inoltre la progressiva differenziazione tra sé e oggetto, tra mondo interno ed esterno e lo sviluppo delle capacità di simbolizzazione fanno sì che il denaro possa arrivare ad essere vissuto come segno socialmente condiviso, come oggetto di scambio che presuppone il riconoscimento dell'alterità e l'accettazione del