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Non è facile definire la materia fluttuante ed irregolare di questo curioso libricino, che ha rubato il titolo ad un celebre libro di fantascienza e ha più di una ragione di interesse per lo psicoanalista. Bruno Giorgini è un fisico, si occupa di cosmologia e collabora col Laboratoire de Physique Théorique et Mathématique dell'Università di Parigi VE. Silvio Bergia, autore della lunga introduzione (che cerca di fornire un contenitore più pacato al pensiero irrequieto del testo successivo), è un noto studioso di Einstein ed insegna Fisica a Bologna. Ma non si tratta (solo) di un libro di Fisica. È piuttosto un inconsueto tentativo di portare alla luce “l'intersezione tra lo spazio della ragione scientifica e quello delle ragioni dell'immaginario, del sogno, del sentimento, del corpo nella polifonia dell'esistenza”. Raccoglie gli scarti, i residui, i detriti del lavoro di ricerca, “quella materia del cuore e della mente che non può essere iscritta negli articoli scientifici” (anche se ne è lo sfondo e la forza ispiratrice) perché “non è argomento di matematica (e/o sperimentale) dimostrazione”. È un testo programmaticamente discontinuo, acceso, in cui la passione scientifica più rigorosa si intreccia in continuazione con la riflessione esistenziale e quella etica. Tra “ordine del giorno”, della notte, della proiezione utopica, Giorgini ci sottopone a continui passaggi di registro. Ugualmente è ben riconoscibile una trama di fondo: gli stessi