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D terzo congresso iberico di psicoanalisi, che si è tenuto a Barcellona a fine ottobre, è stato promosso dalla Associazione Psicoanalitica di Madrid insieme con la Società Portoghese e la Società Spagnola, incaricata quest'ultima della organizzazione esecutiva.
Le due società, spagnola e portoghese, sono nate come filiazioni della società iberica sul finire degli anni Sessanta, e all'inizio del decennio successivo è nata l'Associazione psicoanalitica di Madrid, fondata da un gruppo di analisti della capitale desiderosi di maggior autonomia rispetto ai “fondatori” di Barcellona. Dietro questi dati di cronaca possiamo immaginare dissensi e conflitti che, però, non impediscono la promozione di iniziative della portata di un congresso, occasione di confronto di esperienze e di teorie.
Nel corso delle giornate del congresso, soprattutto nei dibattiti che seguivano le relazioni, è stato possibile tracciare la mappa delle appartenenze e delle opzioni teoriche, ma è sempre significativo e confortante cogliere spunti e intuizioni sulla clinica da interessanti a pertinenti qualunque sia la famiglia teorica e metapsicologica di riferimento.
Com'è noto, la possibilità di confronto tra i diversi orientamenti teorici è al centro di un dibattito molto vivace in questi anni. Ci sono posizioni che auspicano un dialogo sempre più intenso, una sorta di “mettere in conversazione immaginaria” Freud, Klein, Bion, ecc., per estendere e approfondire le zone di sovrapposizione che indubbiamente i diversi modelli presentano.
Altre posizioni, al contrario, sembrano invocare chiarificazioni