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Da qualche anno il rapporto tra psicoanalisi (intesa nei tre significati di istituzione societaria, scienza del funzionamento della mente e prassi clinico-terapeutica) e servizi pubblici di psichiatria, ha acquistato una rilevanza e un'importanza tanto considerevole quanto imprevedibile ancora pochi anni fa, e si va quindi imponendo all'attenzione degli psicoanalisti secondo modalità tali da farlo apparire quasi come un problema del tutto nuovo. Le condizioni storiche e culturali all'interno delle quali questo tema si pone oggi sono di fatto così cambiate, che le posizioni assunte in passato sul problema — basti pensare ai dibattiti degli anni sessanta e settanta — sembrano quasi appartenere a un'epoca tanto diversa dell'attuale da renderle poco utilizzabili per le necessità della situazione presente.
In questa nota vorrei, in primo luogo, avanzare qualche ipotesi sui motivi, per i quali questo problema sta assumendo un'importanza sempre maggiore; in secondo luogo, vorrei proporre qualche interrogativo su quali siano le condizioni più adatte, perché la diffusione della psicoanalisi nei servizi psichiatrici pubblici avvenga in un clima di reciproco rispetto e valorizzazione, evitando un pericoloso indebolimento o addirittura svuotamento delle sue coordinate essenziali, culturali, scientifiche e cliniche.