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Liberando la psicoanalisi da tutti gli orpelli di cui si è arricchita in un secolo, fin quasi a rimanerne soffocata, Fossi compie una operazione efficace e rigorosa pur se spietata. L'estrema essenzialità del libro in cui l'Autore raccoglie in poco più di centocinquanta pagine la stimma degli errori metodologici, teorici e tecnici compiuti a suo parere in questi anni dalla psicoanalisi, ne è uno dei pregi. Altro pregio il linguaggio: estremamente chiaro e semplice, quasi un messaggio agli addetti ai lavori ad uscire dalle concettualizzazioni involute per usare una terminologia nuova, altrettanto specifica, ma meno lontana da quella usata in psicologia e in altre discipline; e dissacrante, tanto che in più punti il lettore è spinto a sorridere ed ironizzare insieme con l'Autore su assunti che — osservati dal vertice di Fossi — appaiono davvero bizzarri. Un'opera che, come le tragedie greche, si compone di un prologo, di episodi e di un epilogo.
Procediamo nella lettura delle varie parti:
— Nel prologo (Cap. I) l'A. svolge un lavoro di precisazione terminologica utile per comprendere poi nel prosieguo la sua esposizione; fa inoltre una presentazione dell'ermeneutica nei suoi sviluppi e del metodo ermeneutico applicato all'indagine della condotta umana. Riguardo a questo punto, interessante la posizione dell'A., che, collegandosi con Packer afferma che “…la differenza fra la spiegazione di un razionalista o di un empirista e un'interpretazione ermeneutica è un po’ simile alla differenza fra una pianta della città e una descrizione di questa stessa città da parte di chi ci vive e cammina per le sue strade.” (pag.34)
Sempre nel prologo l'A. dichiara la sua posizione di organicista rifiutando il dualismo cervello/mente; e sposa la tesi funzionalista, offrendo il fianco con questa scelta alle critiche di coloro che, a ragione, osteggiano il tentativo di eliminare il cervello dagli stati del mondo e dalle interazioni di carattere sociale, ritenendo impossibile una descrizione