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Grünbaum ha ribadito in diversi scritti alcune considerazioni critiche sulla teoria psicoanalitica che non sempre sono state comprese nella loro importanza. Un punto che Grünbaum ha considerato basilare riguarda il rapporto degli aspetti clinici della psicoanalisi con il principio di causalità. In modo troppo semplicistico, infatti, si da per scontata da una parte la connessione tra risoluzione dei disturbi nevrotici e chiarimenti degli aspetti genetici che hanno caratterizzato la prima infanzia dell'individuo affetto da nevrosi, dall'altra la validità dei modi in cui si suppone che i processi svoltisi durante i trattamenti analitici confermino la teoria clinica della psicoanalisi e le sue ipotesi eziologiche. Per Grünbaum cioè il setting psicoanalitico non è sufficiente garanzia di scientificità, in quanto non dimostra in modo chiaro questi collegamenti causali e l'eventuale influenza di fattori quali la suggestione, la compliance, l'effetto placebo. Anche un secondo concetto viene proposto da Grünbaum, contro la corrente che non considera la psicoanalisi come una scienza naturale, ma come una iniziativa ermeneutica, che non parla più di connessioni causali ma di significati, motivazioni e di coerenza narrativa e che perciò ritiene la critica di Grünbaum anacronistica. Ma Grünbaum ribatte che allora dovremmo dare credito anche agli sciamani o agli esorcisti per aver dato un significato alle stregonerie o ai sintomi di possessione. Grünbaum attacca anche la distinzione tra ragioni per l'azione e cause del comportamento, alla base di un'altra affermazione degli ermeneuti, che, essendo le proposizioni psicoanalitiche formulate in termini di ragioni e non di cause, la critica di Grünbaum rivolta alle connessioni causali non li riguarderebbe. Si può essere d'accordo con quanto Grünbaum espone, ma molte sono state le risposte alle sue critiche, di cui ricordo la più essenziale: non tanto che egli supporta le sue affermazioni con ipotesi attualmente modificate, quali la p