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Mi permetto di segnalare un libro non recentissimo, perché l'ho trovato di grande utilità nel lavoro quotidiano con patologie gravi, tanto che ad esso ricorro quando
sono colta da dubbi ed interrogativi (ed accade spesso). Giovacchini è professore di psichiatria e se ne sente tutta l'esperienza e lo spessore quando scrive dei suoi pazienti; è psicoanalista e se ne avverte tutta la profondità ed abilità nella presentazione dei casi clinici e nel passaggio alla teorizzazione. Ha pubblicato parecchio, tra cui Treatment of primitive mental states e Developmental disorders, the transitional space in mental breakdown and creative integration , che, a mio avviso, sono opere fondamentali. Nel 1990 ha curato l'edizione di Tactics and techniques in psychoanalytic therapy. The implications of Winnicott's contributions, dove, essendoci l'apporto di diversi autori (tra cui Renata Gaddini) meno spicca il suo pensiero. Per assaporare appieno “Controtransfert, trionfi e catastrofi”, è consigliabile leggere i due volumi sopra menzionati: pur tuttavia il libro è del tutto comprensibile anche senza una precedente conoscenza del pensiero dell'autore. Questi ha la dote di scrivere con uno stile semplice ed efficace (perché ha idee chiare da comunicare), ma pure, in tutta onestà (qualità rara), presenta in modo franco ed esplicito anche i suoi dubbi, le sue esitazioni, le sue delusioni, senza per questo essere esibizionista. L'autore sostiene che, a causa della intensità della relazione psicoanalitica, una interazione transfert-controtransfert è intrinseca al processo analitico. E l'esplorazione del trattamento analitico include anche l'investigazione circa la partecipazione dell'analista in termini di risposte controtransferali. Il clinico deve considerare il controtransfert come una controparte di fattori infantili nel terapeuta coi quali il paziente entra in contatto. Quindi, il concetto di neutralità è cambiato ed assume il significato di valutare allo stesso modo tutte le compone