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Anche se il titolo rimanda, al nostro orecchio, ad un contenuto più vasto, il sottotitolo indica che questo volume, nella scia del precedente, è dedicato all'esame di aspetti della vita reale del terapeuta che invadono, fino a sconvolgerla la relazione terapeutica: invecchiamento dunque, ma anche malattia, morte propria o di persone care, traumi; e poi anche gravidanza, impegni professionali, procedimenti disciplinari o penali per malpractice, convivenza in piccole comunità etc. Gli autori sono psicoterapeuti e psichiatri, oltre che psicoanalisti. È evidente che l'intenzione è di rompere tabù: per ogni aspetto viene segnalata la povertà della letteratura, comunque piuttosto recente, o la ancor più sospetta sua assenza (per esempio per il divorzio o per l'aumento di impegni professionali del terapeuta). Un ulteriore tabù è enunciato, ma non trattato: è la malattia mentale del terapeuta, evento per mia esperienza tutt'altro che raro. Anche se Nemiah sottolinea che manca un approccio sistematico a questi problemi, la sua cautela non mi impedisce di cogliere due caratteristiche omogeneizzanti: la prima è l'uso di una metodologia garibaldina, che comprende esperienze personali ed indagini ad hoc, mediante questionali ed interviste sia dei terapeuti che dei pazienti; la seconda è che vien colta la collusione fra la tendenza individuale e quella sociale (della