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Quest'ultimo volume del grande semiologo russo da poco scomparso si segnala qui per due motivi. Innanzitutto si ritrova qui un ripensamento sull'idea di nuovo e di novità che, anche perché formulata in modo assolutamente indipendente dalla psicoanalisi, mi sembra assai suggestiva: la novità - in accordo con Wittgenstein - è un qualcosa che scaturisce da processi che una logica rigorosa definisce scorretti, tali per cui, “muovendo all'indietro o compiuto un intero ciclo di moto circolare, non ci riportano al punto di partenza” (p. 84). Concetto che è interessante paragonare al processo di cambiamento in analisi. In secondo luogo, il volume è interessante perché si tratta di un testo parallelo a quello (La cultura e l'esplosione) pubblicato da Feltrinelli nel 1993 e già “schedato” sulla Rivista. Vi si trovano quindi non solo analogie e sovrapposizioni, ma differenti sviluppi dello stesso pensiero dell'autore sulla imprevedibilità. I due testi rappresentano dunque un lavorio in atto e consentono di vedere le peripezie e le vicissitudini del pensiero di Lotman.