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Piero Leonardi, accanto alla passione e all'impegno clinico e scientifico specifici all'interno del campo psicoanalitico, ricordati da Alberto Meotti, nel momento in cui la sua formazione come giovane analista era già completata, si dedicò con altrettanta serietà e devozione a un compito nuovo e a una attività particolarmente dura: la formazione psicoterapica nelle istituzioni psichiatriche attraverso la gestione dei gruppi di lavoro. Egli, infatti, cercò di rispondere alla richiesta di aiuto, rivolta per la prima volta nella storia della psichiatria italiana agli psicoanalisti, perché questi offrissero la loro competenza al fine di conferire “un volto umano” all'Istituzione, oltre che una professionalità effettiva.
Erano i tempi in cui da poco la psichiatria era stata scorporata dalla neurologia ed i giovani psichiatri, a parte qualche caso fortunato, come quello dell'Università di Pavia e pochi altri, erano stati educati, all'interno delle scuole di specialità, a una sostanziale visione biologico-organicista della malattia psichica. L'angoscia non veniva nemmeno considerata quale espressione di dolore mentale, e tanto meno come risultante di un conflitto psichico, ma come una sorta di epifenomeno di disfunzioni dell'organo “cervello”.