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Il gioco del dare-e-prendere si sviluppa in un arco di tempo che va dai 4 ai 12 mesi di vita del bambino (Bruner 1977). È la madre che dà inizio al gioco con uno degli oggetti familiari, un sonaglino ad esempio, sollecitando il bambino a prenderlo con la mano. Dapprima il bambino si limita ad afferrare e poi a lasciar cadere l'oggetto; la madre lo offre allora nuovamente oppure ne introduce uno nuovo. Se il bambino ha afferrato l'oggetto non accetta che gli venga tolto: il compito che viene svolto in questa fase non è lo scambio di dare e prendere ma un preliminare di esso, la realizzazione di un'attenzione condivisa dei due sull'oggetto. La madre fa molto per ottenere questo dal bambino: lo incuriosisce, lo stimola, ne sostiene l'eccitazione anche con modalità affettive simili a quelle descritte da Stern (1985) come “attunement”. A 6 mesi sono però ormai appena accennate queste attività della madre, mentre diventa momento centrale del gioco il protendersi del bambino verso l'oggetto. La madre introduce allora una varietà di oggetti, si astiene di più e se il bambino lascia cadere l'oggetto aspetta che lo raccolga.