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Il concetto di pulsione di morte (P.d.M. nel testo), introdotto da Freud nel 1919 e pubblicato nel 1920 in “Al di là del principio di piacere”, è una delle “nozioni più controverse” del sistema metapsicologico freudiano (Laplanche e Pontalis 1967). Lo stesso Freud era consapevole di quanti dubbi e interrogativi sollevasse e, più volte, nel corso della sua opera lo definì come il prodotto di un'esigenza speculativa e filosofica piuttosto che l'espressione di una necessità clinica. Ciononostante Freud non lo ricusò mai, dal momento che gli pareva spiegare fenomeni che incontrava nel lavoro, nonché problematiche del generale comportamento umano, in modo assai più soddisfacente di quanto non avessero fatto i modelli fino ad allora da lui formulati.
L'esistenza di una tendenza dell'apparato psichico volta a ridurre completamente le tensioni e a ricondurre, in definitiva, ciò che è vivente allo stato inorganico - così Freud concepisce la P.d.M. - gli sembrava dar conto essenzialmente della coazione a ripetere (traumatica e transferenziale) delle resistenze all'analisi e delle reazioni terapeutiche negative. Gli permetteva inoltre di capire ad un livello più