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Il mondo psicoanalitico mitteleuropeo contemporaneo, a differenza di quelli inglese, francese e spagnolo, è probabilmente poco noto alla maggior parte dei lettori italiani e perciò, nel presentare tre riviste di questo ambiente, è indicato tracciare brevemente la loro storia. Secondo la legge della primogenitura, avrei dovuto presentare per prima Psyche, la più anziana, a mia conoscenza, e, credo, la più diffusa delle riviste di psicoanalisi in lingua tedesca attualmente pubblicate. Invece, mi fa piacere incominciare da questa, dall'ultima nata…. Non l'ho vista nascere e non l'ho seguita fin dall'inizio, ma quando l'ho incontrata, nel 1991, ho nutrito una spontanea, immediata simpatia, consolidata poi nell'anno successivo. Questo mio linguaggio può sembrare inadeguato e fuori luogo nello scrivere di una rivista scientifica, ma esso sta a testimoniare che certe pubblicazioni possono essere così ben riuscite da farsi leggere con diletto. Ciò rende più fluente la comprensione e più sciolte, poi, la riflessione e l'elaborazione. E questo nulla toglie alla serietà scientifica. Il mio grazie particolare va ad una redattrice della rivista, la d.ssa Betty Raguse, che mi ha fornito esaurienti informazioni circa i motivi della fondazione della rivista stessa e gli scopi: dal 1958 le associazioni e società psicoanalitiche mitteleuropee si incontrano in congresso, ogni due anni, e l'idea e la concretizzazione della rivista sorgono in questo contesto. Promotrici ne sono la Deutsche Psychoanalytische Vereinigung, la Wiener Psychoanalytische Vereinigung, la Schweizerische Gesellschaft fur Psychoanalyse e la Nederlandse Vereniging voor Psychoanalyse. Nel numero zero si legge che la rivista è aperta a tutti i contributi clinici, teorici e metodologici della psicoanalisi. E nella premessa al primo numero, del 1986, è scritto che l'ampio comitato internazionale e i redattori aspirano a garantire attualità, competenza scientifica ed alto livello critico. Mi sembra che le promesse venga